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La
5ª giornata di studio Egaf sulla revisione dei veicoli, dedicata
ai i responsabili tecnici delle officine di revisione auto e motoveicoli,
ha visto l’adesione di oltre 600 partecipanti provenienti da
tutta Italia, che hanno mostrato grande interesse per i temi trattati
dai vari relatori delle diverse amministrazioni (province, motorizzazione,
eccetera), tecnici e rappresentanti di categoria.
Prima di riportare la cronaca sintetizzata dei lavori vorremmo premettere
che l’impegno, la serietà, la competenza e la qualità
che l’organizzazione dell’ingegner Bandini e dei suoi
collaboratori meritano certamente il plauso dei partecipanti, ma meriterebbero
anche maggior considerazione da parte istituzionale: spiccava l’assenza
di un delegato diretto del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
da Roma, cosa rimarcata con rammarico dai numerosi partecipanti, i
quali erano confluiti a Bologna anche per sentirsi dare risposte ufficiali
ai molti quesiti posti durante il convegno. Ciò, senza nulla
togliere all’importanza e validità del convegno stesso
e dei suoi relatori.
Non potendo per ovvi motivi di spazio illustrare in dettaglio tutti
i temi trattati, cercheremo qui di sintetizzarne i più significativi.
I centri
di revisione nel 2003
Dalla presentazione della situazione dei centri di revisione alla
luce delle analisi statistiche, condotta da Franco Giannelli, dirigente
DTTSIS e direttore dell’ufficio provinciale della motorizzazione
di Roma, sono emersi alcuni dati particolarmente interessanti.
Il numero dei centri privati autorizzati in Italia è in continuo
aumento: dai 4.746 del 2001 (+6,5% rispetto all’anno precedente)
ai 5.201 registrati a tutto settembre 2003. Anche i centri abilitati
a revisionare tutti i tipi di veicoli (quindi anche motoveicoli e
ciclomotori) sono considerevolmente aumentati: da 2.034 del gennaio
2002 fino a 2.889 del 30 settembre 2003, ovvero il 55,5% del totale.
In quanto a distribuzione sul territorio, sempre al 30 settembre 2003,
la maggior parte dei centri di revisione si trova al Nord (47,93%),
contro il 28,57% al Sud e Isole, e il 23,50% del Centro Italia. Il
dato riflette il diverso indice di motorizzazione e il diverso numero
di abitanti nelle tre zone geografiche del Paese.
Anche l’attività dei centri, dal 2001 al 2003, ha subito
notevoli mutamenti, così riassumibili:
- nel 2001 il numero di revisioni effettuate era complessivamente
di 11.738.202, cioè in media 2.552 veicoli per ogni centro
revisioni;
- nel 2002, i veicoli complessivamente revisionati sono stati 9.640.913
(-17,9%), che su una media nazionale di 4.874 centri di revisione,
si traduce in una di 1.978 veicoli per centro di revisioni (-22,5%);
- nei primi nove mesi del 2003, le revisioni sono aumentate a 11.079.555,
con un incremento di ben il 44,5% rispetto a medesimo periodo del
2002 (7.611.199), pari a una media di 2.172 veicoli/centro di revisioni
(5.002 centri al 01.01.2003 e 5.201 centri al 30.09.2003), ovvero
+9,8%.
C’è stata quindi nei primi nove mesi del 2003 una notevole
ripresa rispetto al 2002, che fa sperare raggiungibili i livelli raggiunti
nel 2001, nel quale oltre agli autoveicoli leggeri e autovetture immatricolate
quattro anni prima (1997) erano stati anche revisionati i veicoli
immatricolati entro il 1995. La ripartizione geografica dei centri
di revisione presenta, conseguentemente, medie di attività/centro
diverse.
Prospettive
per il 2004
Rilevato dunque l’aumento delle revisioni effettuate nel 2003
in tutte e tre le zone geografiche nazionali, le prospettive 2004
dipendono ovviamente dall’immatricolato delle annate soggette
a revisione, con particolare riguardo ad autovetture e motocicli.
Per i ciclomotori, non essendo soggetti a immatricolazione, non sono
disponibili al momento previsioni attendibili.
Osservando invece l’immatricolato di autovetture nel 2000 (da
revisionare quindi nel 2004) si rileva un incremento del 3,6% rispetto
al 1999 (revisionato nel 2003) che, a sua volta, superava del 6,5%
l’immatricolato del nel 1998 (rispettivamente: 2.423.021, 2.338.408,
2.194.669).
Ancor più favorevole appare la situazione delle immatricolazioni
dei motocicli, che nel 2000 hanno fatto registrare un aumento del
38,6% rispetto al 1999, anno in cui si era già verificato un
incremento di immatricolazioni di ben il 56,9% rispetto al 1998 (rispettivamente:
526.797, 379.968, 242.128).
In definitiva, nel 2004, rispetto al 2003, si registrerà certamente
un incremento del parco autovetture di prima revisione, come pure
del parco motocicli dell’anno 2000 rispetto al 1999.
Non altrettanto invece può dirsi per il parco motocicli di
seconda revisione (anni 1983-1993) rispetto al parco 1994-1998 revisionato
(insieme al 1999) nello scorso anno. È tuttavia da considerare
che il boom dei motocicli si è registrato a partire dal 1999
e che quindi le annate precedenti non dovrebbero incidere in maniera
considerevole.
Sicuramente favorevoli appaiono le previsioni relative ai ciclomotori,
stante l’ampia diffusione di tali veicoli negli ultimi anni.
Per quanto riguarda il futuro dei centri di revisione, in occasione
dei dibatti seguiti, è stato sottolineato anche che come la
tutt’ora mancata attuazione della circolare 147/96-bis del novembre
2001 ha indotto ben il 20% dei centri di revisione privati che diligentemente
si erano certificati in base alla precedente norma ISO 9002:1994 a
non rinnovare la certificazione stessa, con contemporaneo adeguamento
alla nuova norma ISO 9001:2000. Inoltre, è stato rilevato come
il contingentamento delle autorizzazioni alla revisione rilasciabili
ai privati non viene ritenuta una soluzione al problema della “proliferazione
indiscriminata” dei centri di revisione, mentre possono esserlo
la legge di mercato (!), i controlli maggiormente efficienti ed efficaci
(!) resi tali anche da un più adeguato sistema sanzionatorio
e, soprattutto, dalla urgente applicazione operativa della circolare
147/96-bis.
Mancate
attuazioni di leggi e controlli
Nulla è stato riferito a proposito dell’attuazione della
circolare ministeriale numero147/96-bis del novembre 2001, per la
quale il Ministero competente non ha ancora – a distanza di
ben 2 anni – emesso il decreto attuativo per motivi inspiegabili
e non spiegati, e che costituisce l’unico deterrente e rimedio
contro i noti e numerosi abusi nel settore, ai quali si è aggiunta
di recente l’emissione di etichette false recanti il risultato
di revisione “regolare” e un codice di riconoscimento
di un qualsiasi Centro di revisioni che – di fatto – non
ha nemmeno mai visto il veicolo.
A questo si aggiunge una totale mancanza di controlli su strada dei
veicoli revisionati fino a 35q.li di massa (in base a dati ufficiali
ministeriali sono in circolazione oltre 4 milioni e mezzo di autoveicoli
che non si sono mai sottoposti a revisione periodica). Simili controlli
sarebbero facilmente attuabile istituendo un contrassegno di avvenuta
revisione “regolare” apposto sotto il parabrezza a cura
del centro revisioni, recante il numero di targa del veicolo, la data
dell’ultima revisione, e il codice del centro che l’ha
effettuata.
Sempre a proposito di mancata attuazione di quanto previsto per legge,
ricordiamo il problema dei corsi di responsabile tecnico nell’ambito
dell’accordo stato-regioni. Sono infatti stati stabiliti (DLG
n.112 del 1998, regolamento dell’accordo stato-regioni del 14.02.2002,
delibera del 12.06.2003 da parte della conferenza permanente per i
rapporti tra stato e regioni, e della circolare n.3321/m366 del 04.09.2003)
i criteri per promuovere, organizzare e svolgere i corsi per R.T.,
le materie di insegnamento relative ai corsi e la loro durata (30
ore per operatori addetti alla revisione dei veicoli; 24 ore per operatori
addetti alla revisione di motocicli e ciclomotori a 2 ruote), ma gli
organismi competenti non si sono ancora attivati.
Infine meritano un accenno gli interventi di Franco Fiorin, dirigente
dell’Amministrazione provinciale di Venezia, e Carmelo Trotta,
dirigente DTTSIS e direttore ufficio provinciale motorizzazione di
Venezia, i quali hanno affrontato il tema della vigilanza tecnica
e amministrativa sui centri di revisione privati. Con esempi tratti
dall’esperienza nella loro regione hanno messo in risalto l’attuale
assoluta insufficienza di tale vigilanza e la pratica impunità
(o impunibilità) dei diversi abusi sul campo, ponendo così
ancora una volta in evidenza l’assoluta urgenza e necessità
di dare immediata attuazione alla circolare 147/96-bis alla quale
è stato più sopra fatto riferimento.
L’adeguamento
al protocollo MCTC-NET
Per quanto riguarda l’adeguamento attrezzature al protocollo
MCTC-NET e attrezzature per ciclomotori e motoveicoli, l’intervento
di Emanuele Biagetti (EGAF, Funzionario DTTSIS) ha evidenziato due
importanti notizie:
a) il probabile slittamento al 30 marzo 2004 per l’inizio di
operatività del collegamento MCTC-NET, tenendo presente che
dal giorno in cui tale collegamento entrerà in funzione, e
dopo i sette giorni di oscuramento temporaneo previsto, i centri di
revisione che non saranno ancora collegati, o pronti al collegamento
verranno “oscurati” a tempo indeterminato, ovvero fino
a quando non si collegheranno al sistema con le nuove attrezzature;
b) le attrezzature hardware, a prescindere da marca e modello, dovranno
essere anzitutto quelle omologate dal ministero delle Infrastrutture
e Trasporti (si raccomanda di esigere dal venditore una dichiarazione
formale e scritta in tal senso), inoltre dovranno essere intercambiabili
con altre marche e modelli, come esattamente prescritto dal protocollo
MCTC-NET. Anche qui, si raccomanda il rilascio di una dichiarazione
scritta del venditore in tal senso.
Nel corso del dibattito è stato inoltre sottolineato che il
sistema MCTC-NET consentirà fra l’altro un più
efficace controllo dell’operato dei centri di revisione (ad
esempio la quantità massima giornaliera di veicoli revisionati
in base al rapporto 30’ per veicolo), garantendone così
la conformità agli standard previsti e alla correttezza dell’attività
svolta.
La priorità
della sicurezza
L’intervento conclusivo di Paolo Uggé, sottosegretario
di stato alle Infrastrutture e Trasporti, si è soffermato sui
diversi temi e contenuti del convegno, sottolineando la “centralità
della sicurezza stradale, la formazione per la sicurezza e anche le
revisioni per la sicurezza”, che sono tra le priorità
dell’attuale Governo. Ricordiamo che i dati sulla sicurezza
stradale riportano che su 45 milioni di veicoli circolanti e 33 milioni
di conducenti risulta che soltanto il 7-8% di incidenti è dovuto
a fattori tecnici riguardanti il veicolo, allorché ben l’85%
riguarda il conducente, ovvero il fattore umano.
Inoltre, è stata sottolineata l’assoluta indispensabilità
dei controlli, in particolare sui mezzi di circolazione, privati e
da trasporto. Tanto per citare un esempio emerso nel corso del dibattito
relativo ai controlli sull’autotrasporto merci, sulla direttiva
Padova-Mestre-Tarvisio, dai controlli a campione effettuati nel 2003
è risultato che il 53% dei mezzi controllati non è in
regola con il C.d.S.
Circa la formazione professionale dei conducenti, il sottosegretario
ha lanciato l’idea di un incontro nazionale annuale della categoria
dell’autotrasporto merci, idea prontamente raccolta dall’EGAF
che ha dichiarato la propria disponibilità all’organizzazione. |